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L'OMBRA DEL RAS

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L’ombra del Ras è la ricostruzione del più misterioso fra i delitti avvenuti a Piacenza nel Novecento. Un uomo viene trovato in una camera da letto agonizzante e con la testa rotta. Vorrebbe dire ai presenti chi lo ha colpito ma non riesce a parlare. I media parlano di delitto passionale, poi di vendetta privata, quasi volessero coprire qualcuno o qualcosa, infine emerge la pista politica. L’anno del delitto è il 1924, la vittima un fascista dissidente. La ricostruzione dell’omicidio attraverso verbali di polizia e di carabinieri, interrogatori di magistratura, documenti che solo recentemente sono diventati consultabili. La legge li aveva messi sotto segreto per settanta anni.

Il delitto Matteotti avvenuto in quell’anno mette in crisi il regime e da fiato alle opposizioni che seppure indebolite dalle persecuzione fasciste degli anni precedenti, riescono a sostenere investigatori e magistratura nelle indagini fino ad offrire un loro quadro terribilmente inquietante, sui possibili moventi di questo omicidio. Il caso Lertua (questo il nome della persona assassinata) riempì le pagine dei giornali locali e nazionali per mesi con un susseguirsi di tambureggianti e incredibili colpi di scena, fino allo sconcertante finale.

 

CAPITOLO I

LA SCENA DEL DELITTO

Il delitto di cui ci accingiamo a narrare fu uno dei più oscuri fra i tanti avvenuti nel Novecento a Piacenza. Avvenne nella notte fra il 6 e il 7 ottobre 1924 alla cascina Volpara di Roncaglia, oggi questo edifico esiste ancora, lo si può raggiungere dal centro di Roncaglia svoltando all’altezza del semaforo per strada della Volpara, percorso qualche centinaio di metri, sul lato sinistro della strada ci s’imbatte nella vecchia cascina. L’intera struttura formata da più abitazioni è completamente abbandonata, un cartello informa di pericolo crolli, l’aspetto è desolante come lo può essere quello di un luogo abbandonato da tempo, i muri scrostati, l’ampio cortile deserto, offrono un immagine del posto decisamente sinistra. La porticina di legno al primo piano dell’edificio è ancora quella di ottanta anni fa, quella porta che gli assassini hanno varcato per consumare il delitto. Una delle numerose stranezze che fanno da contorno a questo caso ci appare subito indagando fra i documenti dell’epoca. In ordine di tempo i primi che ci parlano di quell’omicidio di ottanta anni fa, sono i giornalisti del quotidiano La Scure, organo del partito fascista che nelle prime ore del mattino del 7 ottobre 1924 è già nelle edicole con la seguente notizia intitolata: “Una tragedia a Dossi di Roncaglia”:

Mentre alle 4 circa siamo già in macchina veniamo informati che ai Dossi di Roncaglia è stato richiesto l’intervento di militi della P.A. Croce Bianca per recare soccorso a un uomo che nella notte veniva sorpreso e mortalmente ferito mentre si trovava a letto con l’amante. Della tragedia nonostante le indagini fatte dalla Questura mancano per ora i particolari”.(1)

Un Piccolo scoop e un buco tirato al quotidiano leader della città che era l’intramontabile Libertà. La cosa sorprendente è che probabilmente mentre questo quotidiano veniva distribuito e acquistato nelle edicole, la polizia che si occupò del caso non era ancora arrivata sul luogo del delitto.

La gente della cascina Volpara di Roncaglia quando viene scoperto l’omicidio avvisa la guardia municipale del posto, Pietro Bosi, il quale a sua volta telefona alla Croce Bianca e ai carabinieri di Caorso. I primi ad accorrere sul posto sono i militi Dario Nastrucci ed Ernesto Via della Pubblica assistenza Croce Bianca con l’autoambulanza, ma giunti alla cascina Volpara, trovano l’aggredito probabilmente già morto e non possono far altro che ritornare a Piacenza. Accorrono probabilmente prima alla redazione della Scure per divulgare la notizia e solo successivamente avvisano la questura. I due militi saranno rimproverati per il loro comportamento dai redattori di Libertà che avevano subito il buco dalla concorrenza. Racconteranno poi di essere stati avvisati del delitto alle 2.30.(2)

Comunque sia diverse ore dopo il delitto, i primi a giungere sul posto, con compiti squisitamente investigativi sono il brigadiere Primo Moroni comandante dei carabinieri della stazione di Caorso e il carabiniere Alfonso Capasso.

I carabinieri raggiungono da Caorso, Roncaglia, nel centro del paese, svoltano a destra e percorse poche decine di metri si trovano davanti al grande complesso della cascina Volpara, la persona assassinata giace in un letto matrimoniale, posto in una camera da letto al primo piano dell’ampia struttura. E’ riverso sul fianco sinistro e giace in un lago di sangue, accanto al cadavere schegge di legno.

Capasso e Moroni restano per l’intera giornata del 7 ottobre alla cascina Volpara, compiono i rilievi di legge, interrogano le persone che vivono in quel luogo e identificano il cadavere per Ercole Lertua, 27anni, nato e residente a Piacenza in via S. Stefano, operaio presso lo stabilimento zuccherificio di Piacenza, fascista dissidente, figlio di Romeo Lertua e Linda Romani. I carabinieri accertano che Lertua al momento del delitto non era affatto con una donna come scritto da “La Scure” ma dormiva con un certo Artemio Solari, 38 anni, nato a Cadeo, residente a cascina Volpara, operaio

Scrivono i carabinieri nel loro rapporto delle 7 ottobre alle ore 21:

Noi predetti militari avvertiti del fatto alle ore 6.30 di stamane dalla guardia comunale Pietro Bosi d’anni 45 residente in Roncaglia ci siamo subito recati sul posto, vestiti in divisa ove sul letto nella camera del Solari situata al primo piano, disteso supino e leggermente inclinato dalla parte sinistra, abbiamo trovato Ercole Lertua già cadavere e che sotto il di lui corpo eravi molto sangue da lui versato e sul letto vi erano numero 4 piccole cortecce di legno, dal lato sinistro le sue scarpe e calze, nonché i pantaloni attaccati ad un attaccapanno nel muro e la giacca e gilet posti sopra ad un coperchio di un comò”(3).

Alle 10 arriva a Roncaglia il medico condotto Delama, il quale da una prima ispezione del cadavere stabilisce che la morte è stata provocata dalla frattura del cranio, prodotta da un corpo contundente, probabilmente la vittima è stata assassinata a bastonate. Intanto alle 10 raggiungono il luogo del delitto anche gli uomini della squadra mobile diretti dal commissario Aurelio De Robertis, un’ora più tardi arrivano sul posto il giudice istruttore Pilade Lanero, il Sostituto Procuratore Pipia e il cancelliere Bonifaci(4).

Le successive indagini di quel giorno compiute dai carabinieri e dalla squadra mobile portano a stabilire che la sera precedente il delitto, Lertua aveva l’aveva trascorsa in una sala da ballo a Roncaglia, in occasione della festa del Rosario con una giovane con la quale aveva appena allacciato una relazione, certa Emma Gentilini, 28 anni, sarta, residente a Piacenza in via Cavallotti. Lertua dopo aver trascorso la serata con la Gentilini le disse che aspettava degli amici in auto da Piacenza, per essere riportato a casa. Ma il tempo passava e gli amici non arrivavano e così Lertua chiese alla Gentilini dove si poteva passare la notte, la donna gli spiegò che alla cascina Volpara c’erano i suoi cugini Artemio Solari ed Ida Arcelli che avrebbero ospitato ben volentieri sia lei che lui (5).

Scrivono i carabinieri nel rapporto del 7 ottobre:

...interrogato il Solari disse: “che quella sera andò a letto alle ore 22 circa e che verso le 23.40, si svegliò perchè chiamato dalla cugina Emma Gentilini la quale chiedeva se aveva alloggio per il Leruta”. Allora il Solari rispose se voleva accettare di dormire insieme, ciò che Lertua accettò, lasciando il Solari stesso socchiusa la porta della camera dove dormivano confermando di essere sua abitudine di lasciarla sempre in quel modo senonchè verso l1.30 quattro sconosciuti spinto la porta della camera da letto entrarono poscia e una degli sconosciuti accese momentaneamente una lampadina elettrica tascabile, visto Lertua che dormiva la spense subito, poi due degli assassini si misero sul fianco sinistro del letto dove dormiva il Solari, due ai piedi del letto stesso, senza pronunciare parola alcuna, si misero a percuotere Lertua con bastoni come belve feroci”. (6)

Solari raccontò poi che i quattro assassini fuggirono precipitosamente, disse anche di non averli riconosciuti perchè era buio, perchè avevano berretti in testa e baveri dei giubbotti rialzati, Solari spiegò si essere rimasto assai spaventato, e tremando di essersi recato dalla guardia comunale Pietro Bosi a raccontare dell’accaduto. I carabinieri hanno poi interrogato la cognata del Solari, Ida Arcelli, 21 anni di Roncaglia. La sua testimonianza si rivelerà determinante per le indagini successive. La donna racconta ai carabinieri che verso la una di quella notte si presentò alla sua porta un certo Pietro Fraschini che lei conosceva, costui secondo il resoconto della donna domandò dove si trovasse suo cognato Artemio Solari e lei gli indicò il posto dove dormiva. Dopo venti minuti avvenne il brutale omicidio (7).

Proseguono nel verbale del 7 ottobre i carabinieri:

Sul luogo abbiamo pure praticato indagini in sensi diversi ma finora tutte sono riuscite infruttuose per il fatto che dagli indumenti del morto non venne asportato nulla, devesi escludere l’uccisione a scopo di furto, rimanendo così l’ipotesi che possa trattarsi di vecchi rancori politici”(8).

Nel giro di poche ore di indagini per i carabinieri il delitto non è da attribuirsi ad un movente passionale ma ad un movente politico.

Nel verbale della questura risalente all’8 ottobre si aggiungono altri tasselli all’omicidio e cioè che Artemio Solari subito dopo il fattaccio, ancora in pigiama andava a bussare alla porta della camera dove dormiva la Gentilini e altri suoi parenti e tutti insieme  si portarono nella cameretta  al primo piano dove videro  il Lertua grondante di sangue che tentava di parlare, ma per il troppo sangue che aveva in bocca non gli riusciva di proferire parola (9).

Scrivono gli investigatori della polizia nel loro verbale dell’8 ottobre 1924: “...le indagini disposte da questo ufficio e dall’Arma dei cc.rr. per l’identificazione degli autori dell’omicidio hanno subito portato al convincimento che uno dei principali responsabili del delitto sia Fraschini Pietro di Gaetano di anni 18 del Gargatano” (10).

Interrogata dalla polizia Ida Solari che aveva per prima fatto il nome di Fraschini, come di colui che aveva bussato alla sua porta una ventina di minuti prima del delitto, lo aveva descritto con in testa un berretto. E anche Artemio Solari, il solo che aveva potuto vedere gli assassini perchè al momento del delitto si trovava nello stesso letto del Lertua afferma che tutti gli aggressori avevano un cappello. Questi motivi inducono gli investigatori ad arrestare Pietro Fraschini. L’arresto avviene alle 11 del mattino del 7 ottobre, il delitto è stato commesso soltanto poche ore prima. I carabinieri e i poliziotti si presentano alla cascina di Giarola di Gargatano Grosso nei pressi di Mortizza dove il sospettato vive con la famiglia, e la raggiungono guadando mezzo metro di fiume, il Po in quei giorni è in piena, vi trovano Pietro Fraschini e lo arrestano, con lui viene arrestato anche il fratello Ettore che peraltro risulterà in seguito completamente estraneo a questa vicenda (11).

Per gli uomini della squadra mobile anche la Gentilini e Solari appaiono sospetti, gli investigatori ritengono che i due possano aver avuto una qualche parte nel delitto e scrivono nel verbale dell’8  ottobre:

“...Pare strano il contegno del Solari Artemio il quale per quanto interrogato non ha creduto dare informazioni che volgano ad identificare gli altri responsabili dell’omicidio Lertua, se non tutti almeno qualcuno degli aggressori avrebbe dovuto riconoscerlo, tanto più che il metodo usato dai responsabili dell’omicidio per entrare in casa dimostra la conoscenza del locale, almeno per parte di alcuni di essi. Il Solari non ha saputo giustificare neppure perchè non abbia chiuso interamente la porta di accesso alla camera da letto, anche la Gentilini in un primo momento non si è mostrata favorevole alle dichiarazioni rese e col suo contegno che ha dato luogo a sospetti che devono pur essere vagliati dall’Autorità Giudiziaria in considerazione dell’efferato assassino consumato in circostanze veramente misteriose. Infatti non si sa spiegare come il Lertua sia stato condotto dalla Gentilini a dormire a casa del Solari proprio nella camera e nel letto dove dormiva il Solari il quale ha dichiarato di non aver mai conosciuto l’ucciso”. (12)

E proprio in base a questi sospetti gli uomini della squadra mobile fanno scattare le manette anche per la sarta e il bracciante che vengono rinchiusi nel penitenziario che sorge dove oggi ci sono gli uffici della Procura.

Il commissario De Robertis  rilevò inoltre un eccessiva premura da parte del Solari nel voler provare che la porta della sua stanza da letto non si chiudeva bene, mentre poi risultò tutto il contrario (13).

Un altro misterioso particolare di questo delitto furono i cani della cascina Volpara che quella notte al momento in cui fu consumato l’omicidio non abbaiarono, secondo i gli abitanti del posto. Le bestie insomma rimasero stranamente mute. Ovviamente insospettiti da questo fatto gli uomini della polizia effettuarono un esperimento avvicinandosi furtivamente ai cani, giunti ad una ventina di passi dalle bestie queste, incominciarono ad abbaiare furiosamente (14).

Barbiellini e Mussolini a Piacenza nel 1923

Carnevale al teatro Municipale di Piacenza 1924, Lertua è il primo a sinistra

Alberto Bosi

Pietro Fraschini Silvia Alice
Cascina Volpara di Roncaglia dove è avvenuto il delitto Tessera del partito fascista di Pietro Fraschini Cascina Volpara foto della polizia scientifica 1924
   
  Scala d'accesso alla camera dove è avvenuto il delitto foto polizia scientifica 1924    

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