Libri

Piacenza liberata

La ricostruzione - Il nuovo libro di Ermanno Mariani, edito da Pontegobbo, verrà presentato stasera alle 21 al circolo Boeri Ora per ora "Piacenza liberata"
La cronaca, i combattimenti, la resa dei conti
di FABRIZIO ACHILLI (articolo tratto dal quotidiano Libertà)

E' il 1943 - quello della scelta per le persone, della svolta per il riscatto nazionale - l'anno solitamente indagato dagli storici e additato come cruciale per la nostra storia. Nel libro, appena dato alle stampe, di Ermanno Mariani (Piacenza liberata, editrice Pontegobbo) è invece il 1945, l'anno della grande cesura, ad essere messo sotto la lente di ingrandimento, senza finire il 25 aprile. Si tratta, in effetti, di un passaggio decisivo, una specie di forche caudine della nostra transizione alla democrazia. E' una fase, quella dei primi anni del dopoguerra, che non solo chiude l'esperienza storica del fascismo, ma segna, nelle strade scelte per rapportarsi al vecchio e concepire il nuovo, gran parte della rappresentazione dell'Italia democratica, improntando le direttrici politiche ed anche la memoria degli italiani. L'originalità dello scritto di Mariani sta nel far susseguire, come in uno svolgimento filmico, il "prima e il "dopo" gli avvenimenti della Liberazione, permettendo al lettore di cogliervi le giuste connessioni e le reali atmosfere, gli elementi di storia personale o locale e le implicazioni per la grande storia collettiva.

Un libro zeppo di fatti e di persone, in cui il filo narrativo si costruisce tra documenti d'archivio e testi di giornalismo e letteratura, memorie e testimonianze d'epoca, con l'occhio attento alla realtà quotidiana ed alla percezione comune. Si apre con una festa di capodanno al Municipale e si chiude con i ricordi personali dei protagonisti conosciuti dall'autore. E nel mezzo vi è tutto ciò che accadde in quel breve, intenso periodo: i bombardamenti della città, gli arresti e le torture, l'ultima sigaretta del Ballonaio, i sereni istanti di Paolo davanti al plotone d'esecuzione, la tragica fine di don Borea, l'eroico sacrificio di Gino Rigolli, gli ignari fucilati di Coduro; e poi la ripresa della Resistenza dopo il drammatico rastrellamento dell'inverno, la battaglia di Monticello, la discesa dei partigiani dalle valli e la spaventosa ritirata dei tedeschi oltre il Po, la liberazione di Piacenza. Dà un nome a tutti, il libro di Mariani, a vittime e carnefici, ai partigiani conosciuti e a quelli sconosciuti, al postino di Pianello come al contadino di Morfasso, ai parroci di montagna, ai comandanti tedeschi e ai militi della Gnr, ai morti di entrambe le parti e perfino a quelli che nessuna delle due ha considerato eroi, come i due tenenti del presidio fascista di Gropparello fucilati per tradimento. Ed è messo a fuoco il funzionamento dell'apparato repressivo italo-tedesco (che si può collegare al contesto generale nel saggio introduttivo di Carla Antonini).

Ma è forse il dopo Liberazione - la "resa dei conti"- a costituire il piatto forte e insieme il cimento più impegnativo per l'autore, che l'affronta peraltro con serietà e nello stesso tempo serenità di indagine, senza cedimenti né alla retorica di parte né alle tentazioni pruriginose delle presunte rivelazioni di nuove verità tanto di moda, quanto foriere di facili successi mediatici o editoriali. Sono i fatti ricostruiti e documentati a parlare con la loro genuina drammaticità, che non tralascia il contesto e non isola artificiosamente i drammi singoli dalla storia collettiva al fine di provocare e guidare sentimenti e passioni. E' la lunga catena degli strascichi della guerra e del fascismo, delle vendette e dei tumultuosi processi giudiziari, dei rancori e delle frustrazioni, che prolungano il nostro travagliato dopoguerra. Passioni che si trascinano oltre la fine della lunga guerra civile , iniziata fin dal primo dopoguerra con gli orrori dello squadrismo fascista, continuata nelle persecuzioni del regime e riesplosa dopo l' 8 settembre con l'allineamento della Rsi all'occupante tedesco e la cruenta lotta di Liberazione. Sentimenti contrastanti di chi ha ancora davanti agli occhi la mitologia del fascismo, di chi vorrebbe rimuovere il passato e di chi viceversa non è soddisfatto dal bilancio finale, di chi si sente tradito dai compromessi dell'epurazione, dai conti dell'epopea ideale della Resistenza con la dura realtà della politica. Il tutto sullo sfondo di un paese che deve risalire una enorme china di problemi: la miseria, il carovita, la disoccupazione, il ritorno dei reduci e dei prigionieri di guerra, con il loro carico di rivendicazioni. Senza contare le scelte dei nuovi assetti politici e istituzionali, della collocazione internazionale.

Il sangue non scorre certo a Piacenza come nelle altre province emiliane del "triangolo rosso", ma non mancano episodi delittuosi ed ombre della "Volante rossa", che Mariani puntualmente rileva. Così come porta alla luce le fasi processuali, di cui è esperto indagatore, come le precedenti pubblicazioni hanno dimostrato. E' una lezione di stile e di onestà - mi par di poter dire - quella che proviene da questo libro nell'affrontare una materia delicata, ma in fin dei conti non così difficile se affrontata con i giusti strumenti scientifici e la menta sgombra di pregiudizi (che non significa proprie opinioni), come del resto dimostra l'impegno in tal senso (e non strombazzato) della recente storiografia. Non dimentica neppure in questo libro, Mariani, di essere giornalista. La sua penna è la stessa di quella sobria ed efficace di quando scrive sulle colonne di Libertà. Eppure, non si può fare a meno di cogliervi una vena di poesia, una partecipazione personale ed emotiva che non viene dall'artificio retorico, ma proprio dalla nudità della narrazione. Il suo trattare di storia senza "rinnegare" l'esperienza di cronista, diventa, in tal modo, un personale marchio di fabbrica.

     
     

     

   

 

( Continua )