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La Battaglia del Ponte di Lodi (1796)

 

"I soldati francesi ridevano e cantavano tutto il giorno; avevano tutti meno di venticinque anni, e il loro generale in capo, che ne aveva 27, passava pel più vecchio dell'esercito".

  Stendhal

I soldati francesi della campagna d'Italia agli ordini di Napoleone ebbero fra le altre cose, a mio avviso, il merito di portare nella martoriata penisola, da secoli schiava di dominazioni straniere, le moderne idee della Rivoluzione Francese e contribuirono in modo decisivo, a spazzare finalmente e definitivamente anche dalle nostre parti, quanto rimaneva di quei disgustosi privilegi feudali, oscura e incancrenita eredità dell'ormai lontano Medioevo. Poi come tutti gli altri nostri padroni ci presentarono il conto, ma questa è un altra storia. Nel volumetto in chiave narrativa e storica la storia di una formazione di cavalleria che prese parte alle fasi salienti della battaglia del ponte di Lodi.

Edizione ATP LODI 1996, euro 2, pagine 32. Questo volumetto corredato da numerose stampe dell’epoca che illustrano il celebre scontro, in occasione del bicentenario della battaglia di Lodi è stato pubblicato in una prima edizione di mille copie e subito dopo in una seconda da trentamila. E’ stato distribuito in occasione della rassegna enogatronomica lodigiana del 1996.

RECENSIONI

Il Giorno 26 settembre 1996

 Il punto di vista di questo lavoro è nuovo e originale: Mariani, in forma di racconto, offre una prospettiva diversa per osservare la celebre battaglia, quella dei soldati ussari, truppe di rinforzo all’esercito francese.

  Il Cittadino 28 settembre 1996

  La campagna d’Italia vissuta dal punto di vista di un giovanissimo soldato, che ammiratore entusiastico di Napoleone, riesce ad essere arruolato tra gli ussari e arriva in Italia proprio nei giorni immediatamente precedenti l’impresa lodigiana, dopo la quale Napoleone si troverà aperta la strada di un successo travolgente sulla scena internazionale. Il giovane Jean Deboissy assomiglia parecchio a Fabrizio del Dongo (non per niente Stendhal viene citato esplicitamente nel frontespizio del volume di Ermanno Mariani); ma al contrario dell’eroe della “Certosa di Parma”, è destinato ad assistere non alla disfatta di Napoleone, ma al primo atto, vittorioso e fulmineo della sua ascesa al potere

  Libertà 8 ottobre 1996

  L’impressione, leggendo le pagine di Mariani, è che questa Armata d’Italia ammantata di un alone di leggenda, rimasta per mesi e mesi accampata sui monti prima di muoversi, in realtà sia poco più di un’accozzaglia brigantesca. I soldati si danno infatti volentieri al saccheggio, rubano e cucinano polli, si sbronzano indecorosamente nelle locande, fanno a botte fra di loro e ad un certo punto viene anche ricordato l’episodio (storicamente documentato) dell’uccisione del generale  La Harpe, ammazzato dai suoi stessi soldati durante una ritirata avvenuta a Codogno il giorno prima della battaglia del ponte.

  Testo

  In seguito agli scontri di Voltri, Dego e Mondovì, Napoleone siglò il 28 aprile 1796 in accordo con il regnante di Sardegna Vittorio Amedeo III^, l'armistizio di Cherasco per mezzo del quale i piemontesi si ritirarono dalla guerra lasciando soli gli austriaci a fronteggiare i francesi. Astutamente Napoleone recò in dono al Direttorio un ricco carico di bottino depredato durante le recenti vittorie, ottenendo in questo modo i rinforzi e il permesso di proseguire l’offensiva nel nord Italia contro l'Austria. Fra i rinforzi, 10 mila uomini in tutto che portavano l'organico dell'Armata d'Italia a 40 mila unità, c'era Jean Deboissy, un giovane bretone, piccino di stature ed esile di corporatura, pareva un fanciullo, viso tondo, capelli rossi e lisci, carnagione rosea e occhi grandi e verdi, aveva soltanto sedici anni. Al centro di arruolamento si era spacciato più vecchio di quanto era in realtà, e dal momento che in quei giorni c'era estremo bisogno di soldati l'esercito francese non guardò tanto per il sottile. Jean raggiunse durante i primi giorni di maggio di quell'anno l'Armata d'Italia, allora era raggruppata nella zona compresa fra le cittadine di Tortona, Alessandria e Valenza, a circa una trentina di chilometri a sud del Po. Napoleone stava ultimando il piano di battaglia che gli avrebbe permesso di attraversare il grande fiume, trasformato in bastione difensivo dell'esercito austriaco comandato dal generale Beauliu. Jean era stato integrato nella III^demi - brigade di cavalleria leggera, i famosi ussari. Raggiunse lo squadrone a cui era stato assegnato a pochi chilometri da Tortona, alla locanda della Lepre Rossa sulla strada maestra per Voghera