Libri

IL Ballonaio e la Sicherheits

 

“...Senza i morti, i loro ed i nostri,

nulla avrebbe senso”

B. Fenoglio

  Torna (grazie al successo della ricostruzione biografica) la figura del Ballonaio, questa volta però in chiave narrativa. Il comandante partigiano è coinvolto in questa storia in un insolito scambio di prigionieri con la feroce formazione fascista Sicherheits. Ambientata nel giorno di Natale del 1944, questa narrazione ci riporta alla guerra di liberazione e civile, ai personaggi che realmente la popolarono, ai fascisti, ai tedeschi, ai ribelli. Una ricostruzione storica e romanzesca di un’epopea e di un episodio della Resistenza.

Edizioni Vicolo del Pavone, Piacenza, 1994, pagine 62, euro 2. Copie vendute 1000.

Recensioni

Corriere Padano 8 Luglio 1994

  Il Ballonaio figura mitica della Resistenza piacentina, è protagonista di un altra pubblicazione di Ermanno Mariani: “Il Ballonaio e la Sicherheits”. Mariani aveva già pubblicato nel ‘91 “Il Ballonaio la più grande beffa della storia della Resistenza”, ossia la biografia del comandante partigiano. E’ proprio il successo ottenuto da questo primo libro che ha indotto l’autore a riprendere il personaggio, questa volta per un lungo racconto romanzesco.

  Il Giorno 20 agosto 1994

  La Sicherheits Abteilung era una famigerata formazione di polizia politica fascista, ai diretti ordini del comando tedesco, che aveva operato nell’Oltrepò pavese e occasionalmente nel piacentino, durante il periodo della guerra di Liberazione e civile. Questa formazione si è macchiata dei più orribili delitti. Psicopatici, assassini, evasi da penitenziari, fanatici, delinquenti comuni, tossicomani e minorenni alla ricerca di forti emozioni erano i componenti di questo gruppo. Dopo mezzo secolo a rispescare dall’oblio le imprese di questi “tragici” personaggi è una lunga narrazione  dal titolo “Il Ballonaio e la Sicherheits”.

  TESTO

  Il Ballonaio e la Sicherheits

(1944

A Ugo Scagni storico della Resistenza

Sui monti di Piacenza

dove il nemicco passò

un giovanotto ardito

davanti a nulla tremò

Solo scendeva il piano

per il nemico scovar

O Balonàio..

                  partigiano di tanto valor...            

Mercoledì 24 dicembre, ore 16,30.

Una grossa Fiat 1100 nera scendeva dalle brulle e grige colline sobbalzando nella strada fangosa. L’autista, un ometto piccino sui quarantacinque anni si affaccendava intorno al volante per ridurre al minimo sbandate e sobbalzi, ma quella strada oltre ad essere piena di curve era costellata di buche zuppe di acqua. Sul sedile posteriore della 1100 con atteggiamento marziale e un po’ seccato se ne stava seduto un grosso vecchio, in mezzo alle gambe teneva un lucido bastone di legno nero da passeggio, su cui appoggiava le mani. Indossava un cappottone nero con il collo di pelo nero, sul capo un cappello nero. Aveva i capelli grigi, quasi bianchi, piuttosto lunghi. Due enormi baffoni con favoriti gli incorniciavano un viso pieno e rossastro. Accanto a lui sedeva una bambina di circa dodici anni. La bambina aveva i capelli biondi, lunghi e lisci, raccolti con una semplice coda di cavallo. I suoi grandissimi occhi azzurri fissavano il paesaggio all’esterno del finestrino. Un paesaggio tetro, brullo, oppresso da un cielo grigio, appesantito da nubi cariche di pioggia.

La strada era così devastata che l’autista dovette rallentare il mezzo fin quasi a passo d’uomo. Ad un tratto da una curva sbucò un gruppo di soldati, marciavano in direzione opposta alla Fiat. Uno di loro alzò un braccio in segno di alt. Al cenno, l’autista bloccò immediatamente il mezzo. Il drappello di militari si avvicinò alla Fiat, erano sporchi, laceri, i visi gonfi, stravolti dal freddo e dalla stanchezza. Quello che pareva il capo, un ufficiale dei bersaglieri con le insegne del fasci littori, si avvicinò al finestrino. Il vecchio abbassò il vetro, mostrò un salvacondotto e aggiunse: «Sono il conte Filippo Bersani, con il mio autista e mia nipote. Ci stiamo recando a Castel San Giovanni per raggiungere mia moglie». L’ufficiale esaminò rapidamente il salvacondotto, poi disse: «Sono brutti tempi per mettersi in viaggio signor conte».

«Non ho potuto fare altrimenti, mia moglie si è sentita male e dobbiamo accorrere, pensavamo di sentirci più al sicuro qui in collina, ma siamo costretti a tornare in pianura. Comunque mi pare che il rastrellamento che avete fatto scattare il mese scorso ha ormai dato i suoi frutti, quei porci di ribelli non sono più stati visti da queste parti».

«Sì certo... L’operazione ha avuto pieno successo... ma...» replicò stancamente l’ufficiale, la sua divisa verde era in disordine, era sporca, non si radeva la barba da giorni e i suoi occhi erano molto stanchi.

«Ma cosa?» lo incalzò il conte. «Avete impartito una lezione indimenticabile a quei banditi e presto le armi segrete promesse dal nostro Duce ci guideranno alla vittoria».

«Certo, certo» disse l’ufficiale staccandosi dal finestrino, poi prima di salutare soggiunse: « E’ bene che teniate gli occhi attenti, almeno sino a Pianello. Questa mattina, gli esploratori della Turkestan(1) hanno segnalato la presenza in questa zona del Ballonaio(2) e della sua banda».

«Sempre quel delinquente! Il re degli straccioni! Non gli avete ancora dato il fatto suo?».

«E’ molto abile... Abile e fortunato».

«Al diavolo un po’ di piombo e il problema è risolto» borbottò visibilmente contrariato il conte mentre con la manopola rialzava il finestrino e salutava. L’ufficiale fiaccamente rispose al saluto mentre l’auto scivolava nel fango accanto a lui e al suo drappello, composto da bersaglieri italiani e da alcuni mongoli in divisa tedesca, appartenevano alla 64a Turkestan.

La 1100 era tornata a rullare sull’infame strada.

«Chi è il Ballonaio?» domandò al nonno la bambina. «Il Ballonaio?», si interrogò il vecchio e prima di rispondere sbottò in un sonoro grugnito di disapprovazione: «Mia cara Lisa il Ballonaio è un assassino, un assassino sanguinario e un ladro, ma prima o poi incontrerà qualcuno che gli darà il fatto suo». Il conte non potè terminare la risposta, la sua attenzione fu attirata da una figura che con un agile balzo si staccò dal colle che fiancheggiava la carreggiata per piombare in mezzo alla strada, proprio in prossimità del prossimo tornante, la figura distava dall’automobile un centinaio di metri e voltava le spalle...