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La Liberazione continua

La ricostruzione - Il nuovo libro di Ermanno Mariani, edito da Pontegobbo, verrà presentato stasera alle 21 al circolo Boeri E-mail persiane di Augusto Gughi Vegezzi
Tratto dal sito Piacentini.net

Nel panorama della storiografia dedicata alla Resistenza piacentina, caratterizzata prevalentemente dalla memorialistica, si inserisce il bel libro di Ermanno Mariani, Piacenza liberata, introdotto brillantemente da Carla Antonini

Nel panorama della storiografia dedicata alla Resistenza piacentina, caratterizzata prevalentemente dalla memorialistica, il bel libro di Ermanno Mariani, Piacenza liberata, introdotto brillantemente da Carla Antonini, inaugura il filone originale e utile della cronaca meticolosa e documentata, giorno per giorno, dei quattro mesi, dal gennaio all'aprile del 1945, che culminano nei tre giorni di passione e di fuoco della liberazione della città, 25-28 aprile 1945, proseguendo con la resa dei conti, caratterizzata da una ‘violenza insurrezionale' che continua sino all'autunno 1946.

Giornalista e cronista forense, Mariani ricostruisce con una sterminata ricerca negli archivi giudiziari, nella stampa del tempo e con innumerevoli interviste a protagonisti e testimoni una stagione di conflitti, scaramucce, colpi di mano, scontri, rastrellamenti, seguendo le vicende sui fronti contrapposti e registrando i caduti con le circostanze e i luoghi della morte. Egli dimostra uno sguardo acuto sulla microstoria e una visione critica dello scacchiere politico-militare in una narrazione meticolosa e sensibile, che ricostruisce situazioni drammatiche, tragiche e comiche con penetrazione psicologica.

Il suo spirito critico lo salva da cadute ideologiche o di parte, senza inaridirsi in una imparzialità anodina e cinica. Con freschezza fa parlare i fatti, che rivelano la complessità di una guerra intestina non tanto definibile guerra civile, formula ossimorica e ambigua, quanto guerra di civiltà. Il duro conflitto, che imbarbarisce il tessuto sociale dalla città sino ai villaggi di montagna, contrappone due schieramenti con opposti valori, ideali e prospettive: La Repubblica di Salò, costituita nel '43 dalla retroguardia fascista attorno a Mussolini e subalterna all'invasore nazista, dispiega una ideologia di dominazione, antisemitismo e controllo sociale che si attua in una strategia di violenza. Nonostante le promesse sociali, inattuate, essa s'incardina su forze elitarie ideologiche che esaltano la violenza e la volontà di potere mentre propagandano strumentalmente valori tradizionali come patria, famiglia, religione, fedeltà all'alleato.

Lo stato salotino riscuote un certo consenso trasversale, ma rimane isolato rispetto alle grandi masse, esacerbate da fame e guerra, e anche alla borghesia e alla gerarchia ecclesiastica, inerti o acquiescenti, e comunque neutrali. La mancanza di un consenso fondante e l'aggressività della Resistenza induce i nazi-fascisti a sviluppare, accanto alla repressione militare, una guerra sporca per disarticolare e controllare il tessuto sociale, corrompendolo attraverso spie, violenze, torture, ricatti.

Il movimento di Liberazione nasce e si sviluppa spontaneamente dopo l'8 settembre 1943 su una base popolare all'insegna di valori di libertà, giustizia e democrazia, opponendosi alla feroce dominazione nazista, alla restaurazione dell'oligarchia fascista, asservita allo straniero, e infine all'egemonia sociale vigente, della borghesia, delle burocrazie statali e religiose, del tradizionalismo delle plebi (Resistenza). Le necessità della lotta maturano una solidarietà di base e una tensione utopica destinate a durare e costruire la Nuova Italia (Liberazione). Mariani documenta con cura e passione le antitesi tra i due schieramenti, l'imbarbarimento della guerra sporca e la lenta crescita di una solidarietà sociale liberal-democratica.

I costi in termini di morti risultano altissimi. I partigiani piacentini perdono 800 su 600 effettivi, ‘una percentuale che non ha riscontro in nessuna altra provincia del Nord'. Ben 300 caddero tra il novembre '44 e il gennaio '45 nei rastrellamenti della divisione Turkestan, costituita da tedeschi e ‘mongoli', in realtà turcmeni, tagiri, ceceni e ucraini, che dissolsero le formazioni partigiane, ridotte da 6000 a 300 uomini. I morti della R.S.I risultano in totale 250. Già in febbraio le brigate ribelli risorgono e preparano l'attacco finale con frenetico contrasto ai presidi salotini e alle loro iniziative di spionaggio, tortura e disinformazione. Il prefetto Graziani organizza bande travestite da partigiani che saccheggiano e incendiano fattorie per rompere la solidarietà antifascista. Senza successo. Gli Alleati, che a metà aprile hanno lanciato l'attacco decisivo alla Linea Gotica, costringono i tedeschi a una ritirata che si trasforma in rotta e si trincerano alle porte di Piacenza

Le formazioni partigiane, tra il 25 e il 28 aprile 1945, attaccano Piacenza, annientano le difese fasciste, stanano i cecchini e liberano da soli la città, accolte con entusiasmo dalla popolazione, che elegge a furor di popolo il sindaco Tansini. La violenza insurrezionale seguita da tre giorni di resa dei conti porta a meno di 40 esecuzioni. I morti partigiani furono altrettanti. Espugnata Piacenza, i partigiani la consegnano secondo gli accordi agli Alleati, che, pur riconoscendo i loro meriti, impongono il loro scioglimento e la consegna delle armi, mentre favoriscono un restaurazione conservatrice.

La legalità formale viene ripristinata sulla base del codice fascista Rocco e delle burocrazie fasciste, nonostante la pretesa di ‘fare legittimamente i conti col fascismo', affossata dall'amnistia Togliatti (1946). Nel 1950 nessun aguzzino fascista è più in carcere. Il dopo-guerra si inaugura insomma con una Contro-Liberazione, che vede riemergere arroganti i poteri forti tradizionali e anche gli stessi fascisti, e accantonare le rivendicazioni di giustizia, libertà e democrazia. I rischi di rigurgiti reazionari non mancano. Non può meravigliare che la resa dei conti riprenda in forme carsiche e spontanee e che pochi partigiani delusi si avventurino in iniziative di giustizia popolare laddove la giustizia istituzionale ha fallito. I disastri della guerra fascista, quasi mezzo milione di morti, la sconfitta, la distruzione di oltre un terzo del paese, chi ha pagato per quelle catastrofi? In questo contesto va studiato l'abbrivo della violenza insurrezionale che produce una scia di deplorevoli vendette, violenze e morti. Questo contesto è ignorato dai libelli commerciali di Pansa, che spara cifre infondate (20000 morti), smentite perfino dalla Direzione Generale di Polizia (9911). La Liberazione fu arrestata, ma non si arrestò. Proseguì attraverso un lungo, profondo, carsico processo, segnato dal diffondersi della coscienza liberale e democratica, dalla Costituzione del 1948, dalla maturazione sociale e civile, e prosegue, nonostante il continuo riemergere dei suoi nemici, ancora gli stessi e altri nuovi.

   
   
   
   
   
   
   
   
   
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